Sono aperte le iscrizioni per il 2026

Dal 2023 la Società Italiana del Design ha lanciato una call per l’istituzione di Gruppi di lavoro bottom-up su tematiche permanenti e legate alla ricerca scientifica, questioni di ordine istituzionale e culturale, allo scopo di allargare e valorizzare la partecipazione attiva dei soci, costruire l’identità dell’associazione e rafforzare il senso di appartenenza, stimolando alla partecipazione attiva le risorse più giovani.

I Gruppi di lavoro bottom-up (art 11.1 del Regolamento) sono composti da dottorandi, ricercatori e docenti di qualsiasi fascia che condividono specifici interessi di ricerca o tematiche strutturali legate alle politiche della ricerca scientifica e si riuniscono in maniera libera allo scopo di condividere e mettere a ete le conoscenze o le esperienze in particolari settori, sostenere la ricerca e lo sviluppo scientifico del design, elaborare progetti e aggiungere valore al lavoro individuale e collettivo.
In particolare, sono organizzati in maniera orizzontale attraverso forme di co-responsabilità e prevedono una composizione in grado di rappresentare e valorizzare la diversità di tutte le aree geografiche dell’associazione.

L’istituzione dei Gruppi di lavoro deve essere approvate dal Consiglio Direttivo. 
La call è sempre aperta, ed i soci interessati potranno manifestare le singole proposte in qualunque momento dell’anno, secondo le istruzioni scaricabili dal link presente in questa pagina.

Gruppi bottom-up attivi

La moda è un fenomeno complesso e stratificato che connette la cultura materiale tradizionale con la contemporaneità nella sua organizzazione sociale, culturale e produttiva. Il sistema moda si sostanzia in un ecosistema altamente competitivo, che fonda le proprie radici sulla piccola dimensione di impresa, il radicamento al territorio, la costruzione di reti di relazione tra impresa e subsistemi produttivi e la capacità progettuale di integrare la conoscenza codificabile e trasferibile con quella tacita e contestuale.

Ma, ancora, la moda si configura come fonte autonoma di cultura: rappresenta ciò che permette di cogliere i caratteri del mondo attuale, contiene le istanze del presente, ma è anche spazio di immaginazione del futuro ed espressione della storia sociale e manifatturiera che custodisce e racconta costantemente. La moda è dunque un terreno di mediazione tra l’individuo e l’ambiente, che restituisce modelli culturali e modelli produttivi o ne progetta di nuovi.

I materiali considerati all’interno della cornice della transizione ecologica e digitale potenziano gli scenari per il progetto e gli sviluppi di soluzioni sostenibili, con ricadute su dinamiche produttive, uso, comunicazione e mediazione della cultura del progetto. Diventano centrali gli aspetti relativi a performance e qualità estetico-sensoriali che, attraverso i materiali, incidono sulla ricezione, l’appropriazione e la significazione dei prodotti.
La comunità scientifica del design guarda in modo determinato e condiviso al riconoscimento e posizionamento della sua ricerca, affidando al designer un ruolo attivo e multidisciplinare nella trasformazione delle pratiche e delle teorie per orientare l’evoluzione di conoscenze e competenze dell’area dei materiali come già indicato dalla tradizione storico-culturale del design italiano oltre ogni pratica operazionista, pur evidenziando il forte contributo alla competitività di aziende e sistemi territoriali d’impresa.

La sostenibilità è parte integrante e imprescindibile del progetto stesso, in cui, attraverso la ricerca e la pratica, è possibile ripensare i prodotti, i servizi e i sistemi antropici. Il senso di responsabilità, che si porta seco il design per la sostenibilità, guida la progettazione di scenari futuri innovativi e la gestione della complessità e dei cambiamenti radicali ormai urgenti. La responsabilità riguarda principalmente gli abitanti del pianeta, viventi e non, che in qualità di designer e accademici abbiamo dei sistemi che danno forma al nostro mondo. Progettare in modo nuovo significa rinunciare in parte al controllo, abbandonare le modalità di pianificazione ed esecuzione e lavorare nel tempo con i sistemi che cambiano, si evolvono, si integrano. Significa anche progettare su più livelli e tenere conto degli effetti secondari, dare suggerimenti e innescare più che imporre, e lasciare che le cose crescano, maturino e si consolidino piuttosto che costruirle e imbrigliarle.
Nelle sue molteplici articolazioni il design della comunicazione è un ambito di ricerca e di sperimentazione sensibile alle tematiche che caratterizzano la contemporaneità. Riconfigurato dalla rivoluzione digitale, rappresenta l’ambito del design che si fa carico della trasmissione del sapere, dell’organizzazione e traduzione dei contenuti e dell’informazione complessa, della rappresentazione di identità e valori nei diversi comparti della società determinando, attraverso le sue plurime configurazioni e interfacce, i processi relazionali e di comunicazione tra persone e tra persone e artefatti.
L’obiettivo della ricerca di base per il design è duplice: produrre conoscenza per l’applicazione e la diffusione continua del paradigma dell’innovazione centrata sulle persone; produrre conoscenza per inquadrare e analizzare, dal punto di vista storico e culturale, il design come modello/paradigma di innovazione sostenibile sistemico (che include la persona all’interno di sistemi socio-culturali e tecnologici di progettazione/produzione e consumo). Il PNR 2015-2020 aveva collocato l’area Design, creatività e Made in Italy tra le aree di competenze ad alto potenziale, cioè quelle aree per le quali “l’Italia possiede asset o competenze distintive, che devono essere sostenute con l’obiettivo di aumentarne la ricaduta industriale.” IL PNR (2021-2027) aveva ribadito questo posizionamento riconnettendo la dimensione della ricerca fondamentale di design anche alle “missioni” su cui è stato costruito il programma Horizon Europe.
Con un approccio human-centered, si vuole contribuire all’interaction design delle tecnologie a servizio del lavoro in vari ambiti industriali, agevolando i processi dal design alla produzione, nonché l’apprendimento e la manutenzione dei macchinari. Le tecnologie emergenti (es. cobots, IoT, XR, IA) possono infatti contribuire a nuovi paradigmi di produzione e progettazione, ma richiedono un’attenzione particolare sia ai possibili vantaggi in termini di produttività sia ai rischi potenziali. La ricerca del design può agevolare la progettazione più efficace di sistemi e interfacce per la gestione operativa dei processi produttivi, che possono diventare più comprensibili, più trasparenti e controllabili, facilitando allo stesso tempo monitoraggi di manutenzione ordinaria e straordinaria dei macchinari e rendendo eventuali interventi più tempestivi e quindi economici. Un’area di interesse altrettanto rilevante è l’apprendimento, cioè l’addestramento del personale sia quando deve essere formato totalmente, sia nel caso dell’aggiornamento continuo. Quest’ultimo aspetto è reso sempre più necessario con le nuove soluzioni perché più accessibili, digitalizzate e orientate all’automazione. Queste tecnologie quindi possono contribuire a nuovi paradigmi di produzione e progettazione, ma l’obiettivo è anche riflettere sulla qualità della vita lavorativa in ambito industriale, indagando come definire l’adeguato carico cognitivo per garantire un ambiente stimolante e gratificante, in una fabbrica più sicura, efficiente, intelligente e sempre più automatizzata.

Se da un lato i designer devono ridefinire il proprio ruolo nella contemporaneità, dall’altro, emerge l’esigenza di curricula aggiornati e strutturati nell’era fiorente dei big data e dell’intelligenza artificiale, che parta da una riforma del pensiero e della conoscenza in risposta alla complessità del contemporaneo. In questi termini, la “svolta pedagogica” consiste nell’attribuire al design un ruolo chiave tanto nell’elaborazione di nozioni e processi, quanto nello sviluppo del pensiero critico. A partire da tali premesse, il nascente gruppo intende riportare al centro del dibattito scientifico le questioni della formazione in e attraverso il design. Partendo dalla tradizione pedagogica propria del design – dal basic al “new basic” design dallo studio-based learning al design thinking – e passando per le fruttuose contaminazioni inter-trans-multi-disciplinari tra design, humanities e scienze dell’apprendimento, si intende mappare, condividere e sperimentare nuovi modelli di apprendimento accessibili, democratici e inclusivi, diretti a ricercatori e progettisti consapevoli perché progettino la complessità e attraverso essa.

La costruzione e la crescita dell’identità disciplinare dxel design, secondo la missione di SID, richiede di dare spazio alla ricerca e agli studi storici. Una disciplina che non sia capace di sostenere e aggiornare l’elaborazione critica della propria storia, di interrogare la propria posizione rispetto al passato, è una disciplina priva di baricentro, destinata a restare cieca di fronte al futuro. All’interno del settore scientifico disciplinare ICAR/13 ci sono studiosi da diversi anni impegnati nell’avanzamento della ricerca storica nel campo del design.
Il loro lavoro ha contribuito ad ampliare gli orizzonti d’indagine oltre canoni e narrazioni convenzionali, ma anche a riconsiderare la storia del design alla luce delle significative cesure prodotte dalle trasformazioni del sistema socio-tecnico nonché da condizioni ambientali che chiamano direttamente in causa il design, il suo passato e il suo futuro. Per sostenere e rafforzare questo impegno è necessario incoraggiare, incentivare e finanziare la ricerca scientifica e la formazione dei ricercatori in tale ambito. In questa direzione, il gruppo di lavoro “Storia del design” intende sviluppare attività conoscitive, organizzative e di indirizzo volte sia a sostenere la cultura della ricerca storica nel settore scientifico disciplinare ICAR/13 sia a favorire l’attivazione di effettive opportunità per sviluppare e disseminare la ricerca storica relativa al design.

Obiettivo del gruppo è studiare, ricercare e sperimentare e quindi orientare il fenomeno complesso della scrittura (“scritture”) e pubblicazione scientifica (produzione scientifica) del design, dal punto di vista culturale, istituzionale, interdisciplinare e tecnologico. A causa della trasformazione digitale e dell’affermazione del paradigma dell’open access, nonché della pluralità delle forme della ricerca e degli impatti attesi, lo scenario della produzione scientifica sta subendo una radicale messa in discussione, e vari tentativi di revisione e cambiamento dei suoi metodi e processi. Il concetto stesso di “pubblicazione scientifica” contemporanea comprende, oltre a forme tradizionali (articoli), tipologie emergenti di prodotti di ricerca non solo testuali (ecosistemi digitali dinamici e collaborativi di contenuti aumentati, aggiornabili e riusabili nel tempo) accreditati qualitativamente.

Il gruppo promuove l’indagine nei seguenti ambiti:

  • forme, formati e processi innovativi di pubblicazione;
  • modelli responsabili di valutazione della qualità e dell’impatto;
  • pluralità nella pubblicazione del design.

Il gruppo si propone come spazio di ricerca e confronto sui temi del design antropocentrico e di quello inclusivo, per promuovere i principi della centralità della persona nella progettazione di ambienti, prodotti, e servizi, sia fisici che digitali, che siano accessibili, utilizzabili e significativi, per chi si trovi in condizioni di fragilità fisica, cognitiva o sociale, indipendentemente dalle loro capacità, provenienze e contesti d’uso. L’obiettivo è contribuire a progettare un mondo più inclusivo, in cui il design risponda in modo fattuale e innovativo alle sfide della salute, del benessere e della qualità della vita.

Obiettivo della rete D:T:P: è quello di avviare un riesame critico della relazione “Design, Territorio, Patrimonio culturale”, per aggiornarne modelli di lettura, contesti teorici, prassi operative. Per altri versi si tratta di rileggere la dipendenza che in nuove forme si manifesta tra i significati di locale e globale in un contesto territoriale che, nel rinnovare parole chiavi quali “capitale territoriale” e “identità”, cresce in complessità.
Osservando inoltre quanto sia cruciale promuovere ricerche progettuali di base e applicate che favoriscano l’innovazione sociale, il gruppo di lavoro si propone di esaminare il ruolo che queste hanno nel rendere proattivi cittadini, comunità, imprese, governance pubbliche e istituzioni private. Per le stesse ragioni, la rete D:T:P: intende indagare il rilievo assunto dalle tecnologie digitali per uno sviluppo equilibrato dei territori e pertanto a salvaguardia di una cultura materiale e immateriale che, così come stabilito dalla Conferenza Generale dell’UNESCO nel 2003, dalla Convenzione di Faro del 2005 e nell’Obiettivo 11 dell’agenda ONU 2030 per città e comunità sostenibili, garantisce diritti civili e democrazia.

Archivio Gruppi bottom-up

Eventi SID

Assemblea dei gruppi di lavoro bottom-up

Eventi SID

Call per l’Assemblea dei gruppi di lavoro bottom-up

mostra e seminario

Altri eventi

Mostra e seminario “Dal design dei materiali alla ricerca” organizzati dal gruppo di lavoro bottom-up design4materials

Comunicazioni

Incontro con i Gruppi di lavoro Bottom-up

Comunicazioni

Presentazione Gruppi di lavoro Bottom-up

Comunicazioni

Presentazione dei gruppi bottom up