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Alta formazione- azioni e politiche congiunte SID CUID

Alta formazione: azioni e politiche congiunte SID CUID

Alta formazione- azioni e politiche congiunte SID CUID

Alta formazione: azioni e politiche congiunte SID CUID

Pubblicato il 28 Giugno 2015 in

Inquadramento tematico
La discussione si è sviluppata a partire dalla consapevolezza che il nuovo contesto istituzionale e legislativo – e ancora di più quello socio-economico e tecnologico – rendono urgente una revisione dell’impianto complessivo dei Dottorati a livello nazionale, una riflessione su ciò che è stato fatto, sui problemi contingenti e sulle prospettive future.
Il passaggio da un Dottorato come luogo di verifica della capacità di svolgere ricerca disciplinare e avvio alla carriera accademica a un Dottorato come momento di addestramento alla ricerca finalizzata, aperto e collegato alle richieste delle imprese impone alcune scelte: diventare volano per la creazione di incubatori, start-up e progetti di innovazione; collegarsi attraverso i cofinanziamenti delle imprese (dottorati industriali) al mondo produttivo; immaginare profili professionali aperti; radicare i nostri dottorati nel loro contesto territoriale. Al contempo, l’internazionalizzazione è diventata una prospettiva “obbligata”, da perseguire con la costituzione di network internazionali con programmi formativi esteri, il riconoscimento dei titoli internazionali, lo scambio fra docenti di alta qualificazione.
La discussione si è soffermata anche sui rischi di tale approccio: la routinizzazione del lavoro intellettuale, vincolato a temi assegnati o a contingenze lontane dalla ricerca di alto profilo; la riduzione della libertà di ricerca individuale; l’impoverimento delle discipline.
A queste problematiche si aggiungono le riduzioni e gli “accoppiamenti” ai quali la legge ha costretto i nostri corsi (a eccezione del Politecnico di Milano). Da questo punto di vista sono emersi alcuni temi: la trasversalità, la contaminazione, l’interdisciplinarità, caratteristiche peculiari del design, sono oggi ulteriormente incentivate da convivenze spesso forzate in dottorati-contenitore, con il rischio di una ulteriore perdita di identità. Perciò un primo impegno è da un lato quello di rendere sempre più chiaro ed esplicito lo statuto disciplinare del design, senza irrigidirne i confini ma caratterizzandone le specificità, favorendo dall’altro la cooperazione al processo della ricerca in design di altri saperi.
Le attività di ricerca vanno adeguatamente supportate da una proposta formativa qualificata, ripensandola con un’ottica nazionale, sia in “orizzontale” fra dottorati (es. individuazione di percorsi comuni a più sedi), sia “in verticale”, immaginando la formazione di terzo livello come parte di un sistema di vasi comunicanti tra i diversi gradi dell’offerta formativa, con particolare attenzione al ruolo delle magistrali. Va prestata molta attenzione a promuovere la ricerca anche nelle situazioni più “deboli” e vanno ipotizzati percorsi formativi e consorzi fra più atenei.

Obiettivo 01
Riportare al centro della ricerca dottorale il pensiero critico e le teorie
Crisi economica, mutamenti istituzionali e spostamento del baricentro della ricerca dottorale, post-dottorale ed europea verso la ricerca applicata rischiano di rinchiudere il design in un ruolo strumentale e di servizio. Perciò la cultura del design nel suo complesso deve recuperare il pensiero critico (la riflessione libera e spregiudicata sul suo operare) e la dimensione teorica (l’elaborazione autonoma e originale di quadri interpretativi nei quali collocare il suo operare).

Azione 01
L’evidente spostamento del baricentro della ricerca dottorale, post-dottorale ed europea verso la ricerca applicata – nella quale il design può avere un ruolo importante per le sue caratteristiche di mediazione delle tecnologie nei confronti dell’utente e che è necessario perseguire con decisione per gli evidenti benefici economici e sociali che possono derivarne – rischia di rinchiudere il design in un ruolo strumentale e di servizio. Al contrario, il momento attuale chiede sempre di più di superare un concetto di «professionalità ristretta» limitata a competenze di routine e operative, in favore di una «professionalità allargata», che interpreti e guidi i profondi mutamenti in atto.
Per fare questo la cultura del design nel suo complesso deve recuperare il pensiero critico (la riflessione libera e spregiudicata sul suo operare) e la dimensione teorica (l’elaborazione di quadri interpretativi nei quali collocare il suo operare). Negli ultimi anni un’eccessiva accondiscendenza verso l’idea che il design è un ambito aperto, flessibile, onnicomprensivo ha portato a visioni estese ma annacquate dell’idea di design e ha aperto la strada all’incursione di numerose altre discipline (ingegneria, ingegneria gestionale e marketing, architettura ecc.) che ora rivendicano un loro spazio.

Su questi temi verrà organizzato un convegno, che si terrà a Venezia, nel febbraio 2016.
In quella occasione verrà svolta parallelamente la seconda edizione di “Design Matters”, l’incontro dei dottorati di design nazionali coordinato dai dottorandi stessi, che confronteranno i risultati delle loro ricerche e soprattutto la riflessione sulle loro ricerche. L’incontro di quest’anno avrà come slogan: “Fare ricerca in design”, al quale verrà trovato un sottotitolo sulla base dei temi proposti nella call.
Obiettivo prioritario sarà la pubblicazione dei materiali dei due incontri.
Gruppi di lavoro intersede elaboreranno le proposte tematiche dei due eventi per la call (settembre 2015) e stabiliranno le scadenze per la realizzazione dei lavori e della pubblicazione.

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