Nota all’incontro del Coordinamento delle Società scientifiche del progetto

Di Andrea Vallicelli
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Il coordinamento delle “Società scientifiche del progetto”[1], che raccoglie quasi mille docenti di diversi settori disciplinari, intende sottolineare il fondamentale aspetto della formazione in Architettura, Design e Urbanistica, della ricerca universitaria in questo campo, ossia la naturale e indispensabile centralità del progetto nelle sue molteplici accezioni.

 

A questo proposito è in corso da alcuni anni un confronto e una indispensabile collaborazione tra il mondo universitario e le istituzioni di governo della professione di architetto per affrontare insieme alcune questioni centrali che riguardano il ruolo dell’architettura – nella formazione, nella ricerca, nell’attività professionale – nel nostro Paese. I nodi fondamentali da affrontare insieme si possono sintetizzare in due slogan:

 

1 Creare le condizioni perché l’architettura possa aver luogo;

2 E’ necessario progettare per insegnare a progettare

 

Sono due questioni tra loro fortemente connesse, perché solo un continuo interscambio tra formazione, ricerca e professione può consentire di far veramente “desiderare l’Architettura”. Per tanto, è cruciale comprendere che compito possiamo avere come architetti e come docenti-architetti nel complesso “cambiamento di ciclo” che stiamo vivendo e quali siano le condizioni necessarie perché questo compito possa essere adeguatamente svolto. Infatti, all’interno delle accresciute valenze della pratica progettuale nei processi di costruzione della città, è in corso l’ampliamento del ruolo del progetto da prefigurazione del prodotto a supporto per la decisione.Questo rende opportuna una sua riformulazione, specie nel confronto con i problemi sollevati dalla crisi delle rappresentanze collettive e del concetto stesso di “pubblico” e di “bene comune”.

 

Inoltre, pare indispensabile sottolineare che occorre progettare per insegnare a progettare.Nessuno ha dubbi che appaia insensato consentire a un docente di chirurgia di insegnare la sua materia senza una continua e aggiornata esperienza dell’‘operare’, senza distinzioni tra tempo pieno e tempo definito. E’ evidente che se l’esperienza continua del progetto è necessaria, non può non esserlo per coloro che devono contrattualmente dedicare più impegno all’attività universitaria. Infatti, questa distinzione (tempo pieno e tempo definito) “paradossale esito di una battaglia democratica degli anni Sessanta per l’incompatibilità tra professione ed insegnamento che aveva come motivazione principale lo scandalo delle Facoltà di Medicina”[2] (Nicolini 2011) ha trovato in quel campo la soluzione ad hoc dell’intra moenia. Mentre per altre aree che richiedono ugualmente una continuità di svolgimento della ricerca applicata, a tutt’oggi questa soluzione non è data, se non nella formula penalizzante del tempo definito, che nega, di fatto, l’essere, l’esperienza continua dell’attività progettuale, la condizione obbligatoria (definita dagli stessi contenuti scientifici della disciplina) perché si possa insegnare.

 

Gli stessi centri universitari di ricerca, i dipartimenti o le strutture da loro create, soprattutto alla luce di quanto previsto dall’ultima legge universitaria, con la corretta indicazione di un più intenso rapporto tra ricerca e formazione, devono avere la possibilità di effettuare, in modo trasparente, nei campi dei settori disciplinari qui presenti, ricerca applicata, con l’affidamento, secondo le diverse formule previste o prevedibili, di incarichi di diversa natura nel campo della progettazione.

 

Su questi temi, recenti interpretazioni delle norme e dei dispositivi di legge, sia a livello europeo sia nazionale, richiedono una concordata revisione del quadro attuale e una condivisione sulla sua più corretta interpretazione giuridica. Non si tratta, va sottolineato, di svolgere una pura attività di servizio o di acquisizione di risorse. Si tratta di impegnarsi in un importante ruolo, proprio in questa fase di cambiamento, che richiede la costruzione di un “progetto di futuro” per il nostro Paese.

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[1] ArTec-Associazione scientifica per lo sviluppo dei rapporti tra Architettura e Tecnica; AU-Accademia Urbana; INU-Istituto Nazionale di Urbanistica; ISTEA-Italian Society of Science, Technology and Engineering of Architecure; ProArch-Associazione nazionale docenti Progettazione Architettonica; SID-Società Italiana di Design; SIRA-Società Italiana per il Restauro dell’Architettura; SITdA-Società Italiana della Tecnologia dell’Architettura; SIU-Società Italiana degli Urbanisti; UID – Unione Italiana Disegno.

[2] Renato Nicolini in “ Fare e insegnare Architettura in Italia. Atti del Forum Nazionale dei Docenti di Progettazione Architettonica di Ischia 8.9. Aprile 2011”p.112, CLEAN Napoli 2011