Forum Sperimentare il Progetto Casa dell’Architettura

Intervento di Andrea Vallicelli alla Tavola Rotonda coordinata da Franco Rossi
data — 19 giugno 2014
luogo — Roma
promotore/i — Società Italiana di Design
web — link

La Società Italiana di Design vede con favore la formazione di network scientifico-culturali costituiti dalle Società scientifiche di altri SSD, dalle Istituzioni, dalle rappresentanze della società e del mondo economico su tematiche di comune interesse. In questa prospettiva, l’istituzione di una rete delle “Società Scientifiche del Progetto” si colloca nel quadro delle numerose iniziative in corso e avviate per favorire lo scambio di esperienze e riflessioni sulla valutazione della ricerca e sulle proposte di una “oggettiva indicizzazione” della produzione scientifica.

 

Il tema presentato dal forum indica chiaramente una dimensione pragmatica del progetto orientata all’azione e allo sviluppo di strumenti operativi d’indagine, sperimentazione e valutazione della qualità. Al contrario, negli ultimi anni, anche la formazione e la ricerca accademica di design si è occupata prevalentemente di aspetti teorici e metodologici. Progressivamente, sviluppando un approccio critico e riflessivo sul design, si è privilegiata la produzione di strumenti con cui progettare invece di favorire la cultura “materiale” del progetto nelle sue diverse dimensioni e gradi di complessità.

 

Uno dei primi effetti di questa deriva ad alto rischio di autoreferenzialità, è visibile nelle recenti procedure di Valutazione della Qualità della Ricerca. In molti casi, i prodotti di design sono stati considerati a un limitato livello di merito. Nel tempo, se questo orientamento della VQR dovesse perdurare, le comunità scientifiche universitarie finirebbero per essere composte in larga maggioranza da “analisti”, mentre i progettisti, o meglio i didatti con esperienze progettuali, risulterebbero una vera rarità.

 

Questo fenomeno assume connotati paradossali per una disciplina relativamente “giovane”, come il design, che si apre a nuovi filoni didattici e di ricerca tra cui il design dell’interazione, il design dei servizi, il design della moda, il design strategico, il design per la sostenibilità fino ai nuovi campi applicativi dei prodotti alimentari, del turismo e dei sistemi territoriali. Da un lato, il design sembra rispondere a una domanda di ricerca progettuale espressa da un mondo in continua e profonda trasformazione, dall’altro, la nostra disciplina rischia di perdere le relazioni con la sua storia e con la migliore tradizione del disegno industriale italiano che si è fondata su un’attività non solo culturale e critica, ma anche pratica, e sulla continua innovazione e affermazione di valori condivisi tra comunità locali, designer e imprenditori illuminati.

 

Aprire una riflessione sulla validità scientifica dei prodotti progettuali sarebbe interessante, ma credo che sposterebbe semplicemente i termini del problema su un altro piano (epistemologico). A mio parere, il nucleo centrale della questione non risiede nella natura scientifica del progetto o dei relativi settori disciplinari, ma riguarda più che altro la formazione universitaria di coloro che saranno chiamati a operare nel mondo delle professioni e che avranno bisogno di legittimare le proprie proposte nei diversi ambiti applicativi.

 

In questo quadro, vorrei capire come si possa insegnare, o meglio, trasmettere agli studenti la capacità di sviluppare dispositivi di apprendimento (learning to learn by doing) per progettare, spaziando tra “pratica artistica” e “sfida della complessità”. Sono convinto che non sia possibile sviluppare una sperimentazione del progetto senza avvalersi della trasmissione delle esperienze “vissute”, e trascurando quella “arcaica”, ma pur sempre proficua relazione fiduciaria ed emozionale che si instaura tra docente e allievo.

 

Chiedere di poter “sperimentare il progetto per insegnare a progettare”, quindi, non è il tentativo di acquisire un privilegio corporativo. E’ semplicemente la rivendicazione di una necessità, oserei dire etica. Quella di far interagire nello svolgimento del compito formativo universitario, l’approccio critico e riflessivo della ricerca accademica sugli aspetti teorici e metodologici, con l’approccio pragmatico direttamente orientato alle azioni di sviluppo e innovazione.